San Cataldo

San Cataldo nella storia

Sulla costa di San Cataldo (Golfo di Castellammare-Terrasini), a destra (per chi guarda il mare) della foce del torrente Nocella si eleva un piccolo promontorio di forma quasi triangolare. Due lati di questo promontorio sono abbastanza scoscesi, mentre il lato che guarda il torrente ha un declivio molto più dolce che permette di salire agevolmente sulla sommità dove è possibile ancora vedere delle strutture murarie delle quali alcune sono di età medievale, altre di età più recenti.

Queste strutture dovettero probabilmente servire pure durante la Seconda Guerra Mondiale come punto di avvistamento. Alle spalle del promontorio, verso l’entroterra, c’è un fossato, in parte ormai interrato, di origine medievale: vi sono state infatti rinvenute delle grosse pietre ricoperte di vetrina bianco-verdastro, il che fa supporre l’esistenza in età arabo-normanna di una fornace per la cottura del vasellame.

I primi abitatori: i Greci

È proprio in questo promontorio che intorno al VII sec. a. C. arrivarono alcuni coloni greci (dori) che ne fecero un vero e proprio scalo commerciale (collegato a Piano del Re) da cui attraverso il torrente Nocella potere risalire con le mercanzie verso l’entroterra.

Porto di San Cataldo negli anni ‘70 (foto originale di T. Aiello)

Bisogna tenere presente che il letto del Nocella era in quei tempi molto più largo ed il mare doveva essere un paio di metri più in alto dell’attuale livello, per cui si veniva a formare un’ampia insenatura che permetteva un facile approdo alle navi che scaricavano i loro prodotti sul promontorio, dove sicuramente fu costruito un emporio, e caricavano quelli provenienti dai centri dell’entroterra.

È presumibile che in età greca le importazioni riguardassero soprattutto vasellame di tipo corinzio prima e attico dopo, in quanto la produzione locale era molto scadente, mentre i prodotti dell’esportazione dovevano riguardare l’olio, il vino e animali da allevamento.

I Romani

In età romana il commercio doveva essere molto più complesso: tra gli articoli importati è da ricordare la ceramica aretina per i ricchi proprietari (il popolo certamente usava un tipo di ceramica indigena acroma e non figurata come fanno presupporre le due fornaci ritrovate dal Gruppo Studi e Ricerche e di cui parleremo più avanti), un prodotto raffinatissimo poi, che è il garum (salsa di pesce) proveniente dai mercati della Spagna. Le anfore ritrovate nello specchio d’acqua antistante la spiaggia di San Cataldo ci testimoniano questo lucroso commercio

I prodotti dell’esportazione dovevano essere il vino e l’olio come sempre, ma anche frumento e cereali vari.

L’emporio di San Cataldo dovette continuare la sua funzione di scalo commerciale; ne sono testimonianza i due piatti ellenistici (III sec. a. C.), le due anfore vinarie italiche (I-II sec. a.C.), le due anfore di età imperiale (II-IV sec d.C.) e i vari frammenti ritrovati nel porto di San Cataldo. Abbiamo poi notizia che alcuni sommozzatori sono venuti in possesso di molte anfore in ottimo stato.

FONTE: https://www.ilvespro.it/2021/01/30/tommaso-aiello-e-la-baia-di-san-cataldo-nella-storia/

FOTO DI SAN CATALDO

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